Aggiornato al 3 novembre 2026
Bandi per bar e ristoranti 2026: cosa c'è e quanto copre

Questa guida è per chi vuole aprire un bar, una pizzeria, una tavola calda o un ristorante, e per chi ne ha già uno e deve rinnovare cucina, impianti o locale. Le domande che ci fanno più spesso sono sempre le stesse: c'è un fondo perduto per aprire, quanto copre, si possono pagare l'affitto e le materie prime. Qui trovi le misure aperte a novembre 2026, a livello nazionale e in Calabria, con le cifre prese dalle schede ufficiali.
- Per chi
- bar, pizzerie, tavole calde e ristoranti, nuovi o già aperti
- Misure
- Resto al Sud 2.0, Autoimpiego Centro-Nord, FUSESE, FEERI, ON tasso zero, Nuova Sabatini
- Aggiornato al
- 2 novembre 2026
Chi apre un'attività con meno di 35 anni al Sud: Resto al Sud 2.0
Resto al Sud 2.0, gestito da Invitalia, è la misura più usata da chi apre un bar o un locale di ristorazione nel Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. È rivolta a chi ha tra 18 anni compiuti e 35 non ancora compiuti ed è inattivo, inoccupato o disoccupato, ai disoccupati del programma GOL e ai cosiddetti working poor. La ristorazione è ammessa, perché sono esclusi solo agricoltura, pesca e acquacoltura.
Le agevolazioni sono di due tipi. C'è un voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro, che può salire a 50.000. Oppure c'è un contributo a fondo perduto del 75 per cento per investimenti fino a 120.000 euro, che scende al 70 per cento per investimenti tra 120.000 e 200.000 euro. Lo sportello è aperto dal 15 ottobre 2025 e le domande si esaminano entro 90 giorni, in ordine di arrivo, finché ci sono risorse.
Per un bar contano soprattutto le spese ammesse: macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi, software e servizi digitali, sito e marchio. Le opere edili di ristrutturazione e manutenzione straordinaria sono ammesse solo con il contributo sugli investimenti e fino al 50 per cento delle spese. Sono escluse l'acquisto dell'immobile, le materie prime, il personale, le utenze, l'affitto e il leasing.
Chi apre al Centro-Nord: Autoimpiego Centro-Nord
Per chi apre in Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche c'è la misura gemella, Autoimpiego Centro-Nord, con gli stessi requisiti di età e di condizione lavorativa. Il voucher arriva fino a 30.000 euro, elevabile a 40.000. Il contributo è del 65 per cento per investimenti fino a 120.000 euro e del 60 per cento tra 120.000 e 200.000 euro. Anche qui lo sportello è aperto dal 15 ottobre 2025.
Chi apre in Calabria partendo dalla disoccupazione: FUSESE
In Calabria c'è anche FUSESE, il fondo regionale per chi è disoccupato e rientra tra i lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati. Non ha limiti di età. Possono chiedere le ditte individuali e le società di persone che non hanno ancora emesso la prima fattura, oppure chi deve ancora costituire l'impresa.
Il fondo copre fino al 100 per cento dell'investimento ammesso, metà con un prestito a tasso agevolato e metà a fondo perduto: fino a 78.000 euro per le ditte individuali e fino a 148.000 per le società di persone. A questo si aggiungono fino a 2.000 euro di tutoraggio. A differenza di Resto al Sud, qui una parte delle spese correnti è ammessa: affitto, utenze, consulenze, materie prime e scorte, oltre a opere murarie, macchinari nuovi e beni immateriali. Lo sportello è aperto dal 16 aprile 2025.
Chi ha già un locale in Calabria e vuole consumare meno: FEERI
Per un ristorante già avviato, con almeno due esercizi chiusi, il fondo regionale FEERI finanzia interventi di efficienza energetica su impianti e locali. Sono ammessi anche un impianto fotovoltaico o pompe di calore, ma solo se abbinati a un intervento di efficienza. L'investimento deve essere tra 80.000 e 3.000.000 di euro, quindi è una misura per locali di una certa dimensione. L'aiuto unisce un finanziamento all'1 per cento in 96 mesi e una quota a fondo perduto che per le microimprese arriva al 35 per cento. Lo sportello chiude alle 16 del 30 dicembre 2026.
Imprese giovanili e femminili: ON tasso zero
In tutta Italia c'è anche ON, Oltre Nuove imprese a tasso zero, gestita da Invitalia. È per imprese nate da non più di 60 mesi o ancora da costituire, in cui oltre la metà dei soci e delle quote è di persone tra 18 e 35 anni oppure di donne di qualsiasi età, e il turismo e il commercio sono tra i settori ammessi. Finanzia progetti fino a 3 milioni di euro e può coprire fino al 90 per cento delle spese. Dal 1° luglio 2026 però le risorse per il fondo perduto sono finite e per le nuove domande resta solo il finanziamento a tasso zero, da rimborsare in 10 anni.
Chi deve solo cambiare macchinari: la Nuova Sabatini
Per comprare forni, abbattitori, banchi frigo o macchine da caffè nuovi con un finanziamento bancario o un leasing esiste la Nuova Sabatini del Ministero delle Imprese, aperta alle piccole e medie imprese di quasi tutti i settori. Il finanziamento deve durare al massimo 5 anni e valere tra 20.000 euro e 4 milioni. Il Ministero rimborsa un contributo pari agli interessi calcolati al 2,75 per cento sugli investimenti ordinari e al 3,575 per cento su quelli digitali o green.
I requisiti che fanno la differenza
Per le misure di avvio il primo controllo è la propria condizione lavorativa al momento della domanda. Chi ha un lavoro dipendente stabile non rientra in Resto al Sud né in Autoimpiego, salvo i working poor. Chi ha già aperto la partita IVA ed emesso fatture non rientra in FUSESE. Il secondo controllo riguarda il locale. Le misure finanziano attrezzature e lavori, mai l'acquisto dei muri. Il locale deve essere nella disponibilità di chi chiede il contributo, e chi riceve l'aiuto si impegna a tenere aperta l'attività per il periodo che ogni misura fissa nel suo testo: un affitto che scade prima è un rischio da valutare all'inizio.
Gli errori più frequenti
Il primo errore è comprare prima di fare domanda. Nella maggior parte dei casi le spese contano solo da dopo la domanda o dopo la concessione, e un forno pagato il mese prima resta a carico del titolare. Il secondo è mettere nel piano di Resto al Sud spese che la misura esclude, come l'affitto, le prime forniture di bevande e cibo o il personale. Il piano si regge solo sugli investimenti. Il terzo è sottovalutare i permessi: SCIA, requisiti igienico-sanitari e, per chi somministra alcolici, i requisiti professionali vanno chiariti prima, perché senza autorizzazione all'apertura il contributo non si chiude. Il quarto è pagare in contanti o con un bonifico senza causale: in rendicontazione quella spesa salta.
Un esempio, con una persona inventata
Martina è un esempio inventato. Ha 29 anni, è disoccupata e vuole aprire una caffetteria a Cosenza con un investimento di circa 90.000 euro in arredi, bancone, macchina da caffè, forno e lavori di adeguamento. Con Resto al Sud 2.0 può chiedere il contributo del 75 per cento sugli investimenti, perché resta sotto i 120.000 euro. I lavori edili però contano al massimo per metà delle spese ammesse, e l'affitto dei primi mesi resta fuori. Se invece avesse 40 anni e fosse disoccupata da tempo, la strada da valutare sarebbe FUSESE, che ammette anche una parte di spese correnti ma unisce fondo perduto e prestito. In tutti e due i casi la domanda la valuta l'ente, e l'esito non si può dare per scontato prima.
Prima di partire
Ogni bar o ristorante ha una storia diversa: età del titolare, regione, locale in affitto o di famiglia, impresa nuova o già avviata. Prima di chiedere preventivi conviene capire quale misura è davvero percorribile e quanto copre sulle spese che servono.
Se vuoi verificarlo sul tuo progetto, prenota una telefonata gratuita di 15 minuti
Fonti
- Invitalia, Resto al Sud 2.0
- Invitalia, Resto al Sud 2.0 spese ammissibili
- Invitalia, Autoimpiego Centro-Nord
- Invitalia, ON Oltre Nuove imprese a tasso zero
- Calabria Europa, FUSESE
- Calabria Europa, FEERI
- Ministero delle Imprese, Nuova Sabatini 2026 (presentazione)
Foto: Espresso machine and counter of a coffee bar in Rome.jpg, di Wilfredor, licenza CC0.
