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Aggiornato al 30 ottobre 2026

Regime de minimis: cos'è, quanto vale e come si controlla nel RNA

La facciata del duomo di Cosenza

Il regime de minimis permette di concedere alle imprese aiuti pubblici di importo limitato senza notificarli alla Commissione europea, entro un tetto di 300.000 euro in tre anni per ogni impresa unica. Prima di chiedere un nuovo contributo in de minimis bisogna sapere quanto di quel tetto è già stato usato, e il Registro nazionale degli aiuti di Stato permette a chiunque di controllarlo.

Norma
Regolamento (UE) 2023/2831, valido dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2030
Massimale
300.000 euro in tre anni per impresa unica
Altri massimali
50.000 euro in agricoltura, 40.000 euro nella pesca, 750.000 euro per i servizi di interesse economico generale
Verifica
Registro nazionale degli aiuti di Stato, sezione Trasparenza
Aggiornamento
ottobre 2026

Cos'è il regime de minimis

Le regole europee vietano in linea generale gli aiuti di Stato alle imprese, perché possono alterare la concorrenza, e prevedono una serie di eccezioni. Il de minimis è l'eccezione per gli aiuti di piccola entità, che la Commissione considera troppo modesti per incidere sul mercato. La disciplina generale è oggi il Regolamento (UE) 2023/2831, entrato in vigore il 1° gennaio 2024 e applicabile fino al 31 dicembre 2030, che ha sostituito il vecchio Regolamento 1407/2013 e ha alzato il massimale da 200.000 a 300.000 euro.

Moltissimi bandi italiani usano questo regime: lo applicano i voucher delle Camere di commercio e molti avvisi regionali, e anche misure nazionali come Resto al Sud 2.0 concedono i loro contributi in de minimis. Chi pensa di presentare domanda per una di queste misure, per esempio per Resto al Sud 2.0, deve quindi verificare in anticipo il proprio margine.

Il regolamento generale non si applica alla pesca e all'acquacoltura, alla produzione primaria di prodotti agricoli, agli aiuti legati alle esportazioni e agli aiuti che favoriscono l'uso di prodotti nazionali rispetto a quelli importati. Per alcuni settori esistono regolamenti specifici con massimali diversi: 50.000 euro per la produzione agricola primaria, 40.000 euro per la pesca e l'acquacoltura e 750.000 euro per le imprese che gestiscono servizi di interesse economico generale.

Quanto vale il de minimis: 300.000 euro in tre anni

Il massimale è di 300.000 euro in un qualsiasi periodo di tre anni, che si calcola a ritroso dalla data in cui viene concesso il nuovo aiuto. Il vecchio regolamento ragionava per esercizi finanziari, mentre quello attuale usa un periodo mobile, per cui ogni giorno il conteggio cambia. Conta la data di concessione, cioè il momento in cui l'impresa acquisisce il diritto all'aiuto, mentre la data in cui il denaro arriva sul conto è irrilevante.

L'importo che si somma è l'equivalente sovvenzione lordo, che per un contributo a fondo perduto coincide con la somma ricevuta, mentre per un prestito agevolato o una garanzia corrisponde al vantaggio economico calcolato con criteri fissati dal regolamento ed è di solito molto più basso dell'importo finanziato.

Prendiamo un'impresa che ha ottenuto 120.000 euro il 15 marzo 2024 e 100.000 euro il 10 settembre 2025, e che il 1° novembre 2026 chiede un nuovo contributo di 100.000 euro. Entrambi gli aiuti precedenti rientrano nei tre anni che precedono la nuova concessione, quindi l'impresa ha già usato 220.000 euro e il margine libero è di 80.000 euro. Se il nuovo aiuto fa superare il tetto, il regolamento stabilisce che nessuna parte di quell'aiuto può essere concessa in de minimis, nemmeno la quota che starebbe sotto il limite. Alcuni bandi prevedono che l'ente riduca il contributo fino al margine ancora disponibile, altri escludono la domanda.

L'impresa unica: quando gli aiuti si sommano

Il massimale si calcola sull'impresa unica, che può comprendere più società e quindi più partite IVA. Due o più imprese formano un'impresa unica quando una detiene la maggioranza dei diritti di voto dell'altra, quando ha il diritto di nominare la maggioranza degli amministratori, quando esercita un'influenza dominante in base a un contratto o allo statuto, oppure quando controlla da sola la maggioranza dei voti grazie ad accordi con gli altri soci. Valgono anche i legami indiretti, attraverso una terza società.

Di conseguenza una holding e le società che controlla condividono lo stesso tetto di 300.000 euro, e che gli aiuti ricevuti da una società sorella controllata dalla stessa capogruppo vanno sommati. Le istruzioni ufficiali allegate a molti bandi precisano che non formano un'impresa unica le imprese collegate soltanto attraverso un ente pubblico o soltanto attraverso persone fisiche, ma nei casi di confine conviene leggere la definizione del singolo bando. In caso di fusione o acquisizione gli aiuti delle imprese coinvolte si sommano, mentre in caso di scissione restano all'impresa che ha ricevuto l'attività agevolata.

Come controllare il de minimis sul Registro nazionale degli aiuti

Il Registro nazionale degli aiuti di Stato, gestito dal Ministero delle imprese e del made in Italy, raccoglie gli aiuti concessi alle imprese. Dal 1° gennaio 2026 il regolamento europeo impone a ogni Stato di registrare gli aiuti de minimis in un registro centrale entro 20 giorni lavorativi dalla concessione, e in Italia questa funzione è affidata al Registro nazionale, che il decreto ministeriale 115 del 2017 già prevedeva anche per gli aiuti de minimis.

Per controllare la propria posizione si entra nel sito rna.gov.it e si apre la sezione Trasparenza, alla voce Aiuti individuali, che è pubblica e non richiede SPID. Conviene cercare per codice fiscale del beneficiario, che riduce gli errori rispetto alla ricerca per denominazione, e impostare un intervallo di date che copra almeno gli ultimi tre anni. Per ogni aiuto il Registro mostra la misura, il codice CAR del regime, il codice COR della singola concessione, la data di concessione e l'elemento di aiuto, e l'elenco si può scaricare in formato Excel o CSV. Aprendo il dettaglio di ciascuna riga si vede se l'aiuto è stato concesso in de minimis o con un altro regolamento, e solo i primi vanno sommati per il massimale.

Le imprese agricole e della pesca consultano i propri aiuti de minimis nelle sezioni di trasparenza dei registri SIAN e SIPA. Le visure formali, cioè la Visura Aiuti e la Visura Deggendorf previste dal decreto ministeriale 115 del 2017, le effettua l'ente che concede l'aiuto prima di emettere il provvedimento, e il codice COR viene rilasciato al termine di queste verifiche.

Gli errori più comuni sul de minimis

L'errore più diffuso è guardare solo il proprio codice fiscale e dimenticare le società collegate, che fanno parte della stessa impresa unica. Un secondo errore è calcolare i tre anni con il vecchio criterio degli esercizi finanziari, oppure partire dalla data di erogazione invece che dalla data di concessione. Un terzo errore è fidarsi solo del Registro: un aiuto concesso da poco può non essere ancora registrato, e nella dichiarazione sostitutiva che accompagna la domanda vanno indicati anche gli aiuti già ottenuti e non ancora presenti nel sistema. Infine, per prestiti e garanzie molti imprenditori sommano l'importo del finanziamento invece dell'equivalente sovvenzione lordo, e così credono di aver esaurito un margine che in realtà è ancora disponibile.

Una dichiarazione sbagliata può portare alla revoca del contributo, e per questo prima di presentare la domanda conviene far fare la verifica del bando sul proprio progetto a un commercialista. Il test quale contributo fa per te indica quali misure in de minimis sono compatibili con il vostro profilo, e con il radar dei bandi ricevete ogni settimana per email i nuovi avvisi.

Chi ha un dubbio sul proprio margine de minimis o sui collegamenti con altre società può prenotare una telefonata gratuita di 15 minuti con lo Studio Curcio Terremoto, per un primo controllo prima di firmare la domanda.

Fonti

Foto: Cosenza, duomo, esterno, facciata del xiii secolo, 01.jpg, di Sailko, licenza CC BY-SA 4.0.

Una bottega artigiana con gli attrezzi appesi alle pareti

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